LE NOVE PAGINE ESIBITE DA DIMAIO NEI COMIZI
QUEL DECRETO DIMENTICATO
SEBASTIANO MESSINA
Adesso che i fatidici cento giorni sono passati, è arrivato il momento
di chiedere a Luigi Di Maio — già candidato premier e attuale
vicepresidente del Consiglio — che fine abbiano fatto le nove pagine
che lui sventolava in piazza del Popolo la sera del 2 marzo scorso. Non
una domanda oziosa, perché in quelle nove pagine non c'erano gli
appunti per il suo ultimo comizio prima del voto, ma qualcosa di molto
più importante.
«Vi presento — disse quella sera, con il tono del presentatore che sta
introducendo sul palco un ospite a sorpresa — il primo decreto legge
del primo Consiglio dei ministri del Movimento 5 Stelle » .
Naturalmente erano tutti curiosi, i suoi elettori, di sapere cosa ci
fosse scritto in quei fogli che lui mostrava al pubblico. E lui lo
rivelò: «È un decreto in tre punti. Al primo punto dimezziamo lo
stipendio ai parlamentari della Repubblica! — fragoroso applauso della
piazza -. Al secondo punto togliamo i vitalizi ai politici! — altro
lungo applauso -. E al terzo punto di questo decreto tagliamo 30
miliardi di sprechi e privilegi e li rimettiamo in aiuti alle famiglie
che fanno figli, a chi perde il lavoro e ai pensionati! » . ( Coro
entusiasta: «O-ne-stà, o-ne-stà»).
Comprensibilmente soddisfatto di quella calorosissima reazione, il
leader del Movimento volle aggiungere anche i dettagli, alla sua
promessa solenne, specificando quanto era lungo il testo del
provvedimento e quanto tempo sarebbe occorso per renderlo operativo:
«Queste sono nove pagine, nove pagine di decreto legge. Bastano 20
minuti di Consiglio dei ministri per approvarlo » . Ma le cose,
purtroppo per Di Maio, non sono andate così. Quel decreto non è stato
approvato né al primo, né al secondo né al terzo Consiglio dei
ministri. Non è mai stato messo all'ordine del giorno. Anzi, non se n'è
proprio più parlato, dal giorno del giuramento del governo Conte.
Quanto alle tre promesse, nessuna di esse è stata mantenuta. Lo
stipendio dei deputati — il tema che i pentastellati hanno cavalcato
per cinque anni, con i loro maxiassegni di restituzione, le foto in
piazza Montecitorio e le note spese pubblicate su Internet — è ancora
quello della scorsa legislatura ( 5.346 euro netti, più 3.503 di
diaria, più 3.690 per "spese di mandato", più 1.400 per telefoni e
trasporti, totale 13.939 euro). Adesso che i cinquestelle hanno i
numeri per ridurre queste cifre, e il presidente della Camera è
finalmente uno dei loro, l'argomento è scomparso dai radar.
Secondo punto: i vitalizi ai politici non sono stati tolti,
semplicemente perché non era possibile toglierglieli. Sono stati
ricalcolati, con una contestatissima delibera che è ad altissimo
rischio di annullamento, e che vale per gli ex deputati ma non per gli
ex senatori: niente male come pasticcio. Ma il vero mistero riguarda il
terzo punto. Se è vero che Di Maio aveva individuato già a marzo « 30
miliardi di sprechi e privilegi » da tagliare, e che aveva già steso il
testo del decreto legge, perché non ha ancora rivelato al ministro Tria
e al presidente Conte dov'è questa montagna di burro scaduto nella
quale può finalmente affondare il coltello del governo giallo- verde?
Perché la tiene nascosta, quella lista, invece di tirarla fuori per
distribuire, come aveva promesso, «aiuti alle famiglie che fanno figli,
a chi perde il lavoro e ai pensionati»? Se il giovane Di Maio è davvero
così diverso da chi lo ha preceduto, dovrebbe dare una risposta
innanzitutto a chi lo ha votato. Potrebbe, certo, cavarsela dicendo che
ha dovuto fare un'alleanza — pardon, un contratto — con la Lega. Ma
questo vorrebbe dire che è stato il cattivo Salvini a mettere il veto
al dimezzamento degli stipendi dei parlamentari, alla cancellazione dei
vitalizi e al taglio dei 30 milioni «di sprechi e privilegi». È andata
così? Sarebbe molto interessante saperlo. I cento giorni sono passati:
è arrivato il momento di rivelare dove sono finite quelle nove pagine,
o se quelli erano solo dei fogli bianchi, buoni solo
|
PER ONORARE I MORTI DI GENOVA LEGA CINQUE STELLE E FORZA ITALIA LITIGANO SU COME SPARTIRSI I SOLDI DELLA RICOSTRUZIONE.
IL COMMISSARIO AVRA' POTERI TALE CHE...
Dal 1993 — anno in cui vennero rinforzati i tiranti della pila 11 con i
soldi provenienti dalle Colombiane — il ponte Morandi è stato
sottoposto solo a manutenzione ordinaria. Solo routine. Rattoppi,
riparazioni delle solette, rinforzi dei giunti.
È l'ultima, inquietante, scoperta fatta nel sequestro della
documentazione da parte dei militari del Primo Gruppo della Gdf di
Genova, che indagano sulle cause del disastro e della strage del 14
agosto. «Dopo l'intervento di manutenzione straordinaria sulla pila 11
— precisa il procuratore capo Francesco Cozzi di Genova — non è stato
fatto nulla di importante sulla parte strutturale delle altre due pile,
la 10 e la 9». Quest'ultima è quella crollata provocando 43 morti.
Nell’articolo (di Filetto e Preve per Repubblica) c’è un errore perché
fino al 1994 il viadotto era ancora in mano all’azienda pubblica
Autostrade e solo dal 1999 passa in concessione ai privati dell’ASPI.
Due anni di osservazione, tra il 1993 e il 1995, avevano permesso di
capire che gli elementi critici della struttura erano proprio i
tiranti, quelli che, per quello che si stima finora, sarebbero crollati
piombando sulle carreggiate e innescando un devastante effetto domino.
Nel 1993-’94 vengono messi in atto i nuovi cavi sulla pila 11 che
sostanzialmente sollevano gli stralli presenti da ogni lavoro. I
tiranti di metallo affogati nel cemento degli stralli si stavano
corrodendo, proprio come aveva previsto Morandi, che pure aveva
immaginato -per risolvere il problema post- la soluzione poi applicata
agli stralli della pila 11 nel 1993-1994.
Nel novembre del 2017 i tecnici del Politecnico milanese guidati da
Gentile suggerirono l'installazione di sensori per monitorare il ponte
in tempo reale. Autostrade, secondo quanto dice a un quotidiano Stefano
Della Torre, collega di Gentile, preferì aspettare e inserire il piano
sensori nel complesso dei lavori da far partire dopo l'estate 2018.
Ovvio domandarsi cosa abbiano fatto in 37 anni sia Autostrade (fino al
1999: anno in cui passa dall'ANAS all'ASPI) che ASPI per aumentarne la
stabilità e confermarne la sicurezza.
La sostanza dice che il problema non venne neppure mai più preso in
considerazione dal 1994 al 2016-2017 prima da parte di Autostrade poi
di ASPI. Non ci vuole molto a capire che ASPI (perlomeno) imputerà
parte delle responsa- bilità anche ad AUTOSTRADE. Cioè allo Stato che
ha messo in concessione un bene che invece non si poteva sbolognare
visto che era in procinto di crollare.
Intanto si svolgerà il 25 settembre la prima udienza dell’incidente
probatorio sul ponte Morandi e il gip ha nominato i tre periti ai quali
sarà affidato il delicato compito. Si tratta di tre docenti di
ingegneria: Gianpaolo Rosati del Politecnico di Milano, Massimo Losa
dell’Università di Pisa e Bernhard Elsener dell’università di Cagliari
specializzato nel problema della consunzione del calcestruzzo. Il
compito dei periti sarà duplice: da un alto “descrivere lo stato
attuale dei luoghi e delle cose, la conserva- zione dei manufatti non
crollati e delle parti del viadotto pre- cipitate e non ancora
rimosse”. Quindi non dovranno indivi- duare le cause del crollo:
inca-rico che potrebbe essere asse-gnato più avanti. Il secondo fronte
è quello di “individuare e concordare con le Autorità le modalità della
rimozione dei detriti ai fini del campiona-mento e della conservazione
delle parti utili ai fini della prova; individuare e concor-dare con le
Autorità compe-tenti le modalità delle pro-grammate demolizioni sempre
ai fini di campionare le parti potenzialmente utili ai fini della
prova. Il 25 settembre avranno facoltà di parte-cipare gli avvocati ed
eventuali consulenti di tutti e venti gli indagati oltre ad avvocati e
consulenti delle 43 parti offese nelle persone dei parenti delle
vittime del crollo. Sarà l’atto ufficiale una volta concluso il quale
potranno partire le
|
STRADAFACENDO DI CHI E?
TUTTE LE SPESE A CARICO DEL COMUNE E TUTTI I GUADAGNI A CHI?
Determinazione n. 451 del 11-09-2018, oggetto: "StradaFacendo 2018":
Impegno di spesa per rilascio permessi siae. D e t e r m i n a di
impegnare, per le ragioni in premessa indicate e qui interamente
richiamate, la spesa complessiva (iva inclusa) di 1.420,33 euro a
favore di s.i.a.e.
Determinazione n. 452 del 11-09-2018, Oggetto: "Stradafacendo
2018": Affidamento incarico a menti pensanti s.r.l. di milano per la
realizzazione dello spettacolo di cabaret "20 in poppa" ed impegno di
spesa. d e t e r m i n a 1. di affidare l'incarico per la realizzazione
dello spettacolo di cabaret “20 in poppa” di e con Sergio Sgrilli in
data 15 settembre 2018 alle ore 21.45 alla società Menti Pensanti
s.r.l. per una spesa complessiva di 3.300,00 euro (iva inclusa);
Determinazione n. 453 del 11-09-2018 Oggetto: "Stradafacendo
2018": affidamento incarico per l'assistenza audio e fonico di
affidare l'incarico per l'assistenza audio e fonico dello spettacolo di
1. cabaret in data 15 settembre 2018 a Triade di Mauro Iezzi, con sede
in via M. Compagnoni, 5 – 24047 Treviglio (bg) per una spesa di 815,00
euro (+ iva 22%) per una spesa complessiva di 994,30 euro;
Determinazione n. 454 del 11-09-2018 Oggetto: "Stradafacendo
2018": affidamento incarico a Croce BIanca Boltiere per l'assistenza
sanitaria in data 16 settembre 2018., d e t e r m i na di impegnare,
per le ragioni in premessa indicate e qui interamente richiamate, a
favore di Associazione Volontari Coce Azzurra con sede in via Pietro
Nenni, 16 - 20056 Trezzo sull'Adda (mi) la spesa complessiva di 690,00
euro (iva e bollo esente).
Per un totale (s.e&c.) di 6.404,63 euro. Tutte le spese a
carico del Comune, il vantaggio a chi? Stiamo messi peggio dei tempi
della DC.
|