A GUARDARE ALLE COLLINE PAGINA 1071 DEL 09 AGOSTO 2019
























































Di cosa parliamo in questa pagina.



















LA CRISI C'E' MA NESSUNO VUOLE FIRMARE LA MANOVRA
Ecco i cinque motivi per cui Salvini non può andare subito al voto
Il leader della Lega scalpita per raccogliere il bottino dei sondaggi che danno il Carroccio al 36% ma la strada verso le elezioni è lastricata dai regolamenti parlamentari. Dalle Camere chiuse per ferie fino alla volontà del M5S di parlamentizzare la crisi. Tutto è nelle mani di Mattarella
La maggioranza non c'è più. Ieri con una nota Matteo Salvini ha aperto la crisi del governo gialloverde: «Andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c'è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav, e restituiamo velocemente la parola agli elettori». Il leader della Lega scalpita per raccogliere il bottino dei sondaggi che danno il Carroccio al 40%. «Noi siamo pronti al voto, La Lega ha preso in giro il Paese» ha risposto il capo politico del M5S Luigi Di Maio. Ma il problema per i due dioscuri del governo Conte è che la strada per le elezioni è lastricata di democrazia parlamentare. Il ministro dell'Interno ha molti poteri ma non può sciogliere le Camere. Solo Sergio Mattarella può scegliere se e quando gli italiani torneranno a votare. E secondo i maligni, il presidente della Repubblica vuole che il suo successore sia scelto da questo Parlamento e non dal prossimo, quasi sicuramente a maggioranza di centrodestra. Nessuno, neanche il Partito democratico vuole un governo tecnico. Ma non sarà così facile tornare subito alle urne per almeno cinque motivi. (...)

#CLAUDIOPIGA

Ilcustode delLalatrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga sardAgnolo residente abduano, uno che ha fatto il classico in un liceo di (ex) preti e il Poli ma non si sa quando e in quanto si sia mai laureato s'è costruito una narrazione tutta sua che lo fa assomigliare ai terrapiattisti o ai novax. O a mio zio che che ricordava ogni 3x2 la campagna di Grecia cui era stato obbligato mentre non ricordava niente di quanto aveva fatto come Zwangsarbeiter.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che quando fu licenziato dal suo amico e socio e sindaco Gandolfi quale redattore del giornaletto comunale, quello lo fece perché la sua maggioranza lo mise davanti ad una scelta: o licenzi Piga o ti sfiduciamo. E siccome la politica perde un sardAgnolo piuttosto che un sindaco, il risultato fu il licenziamento del sardAgnolo. Il quale aveva già programmato cinque anni di  carica, un giornaletto al mese, sessanta assegni da 1500 euro, fanno 90mila euro.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non sapere la storia della richiesta di risarcimento da due milioni di euro chiesti al segretario locale del PD. Oh! santa ingenuità !. 

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che c'è un conflitto di interessi tra fare il redattore del giornale comunale ed essere socio del sindaco in una società creatrice di flayers.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che se crea una società a nome unico con qualcun altro per fare affari, questa deve avere una propria partita IVA.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che una società creatrice di flayers non può stare dentro un negozio di fiorista altrimenti è un illecito  edilizio, altro che aggetto siffredico.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che quando uno dei soci della società creatrice di flayers diventa sindaco, si pone automaticamente in conflitto di interessi dal momento che le sue relazioni spaziano più di quelle di un normale cittadino e quindi deve uscire dalla società.
 
  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non sapre che le cinque centine dalla Mai non possono mai essere fotografate di sfrosso anche per uso personale.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che l'ecomostro non era mostro per bruttezza architettonica ma mostro per una volumetria di 30mila mc per ettaro (oltre quella sottoterra).

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire come alla crescita di popolazione derivata dai piani integrati (sommata a quella già possibile) del sindaco Gandolfi si sarebbe dovuto far fronte con la creazione e il mantenimento di nuove fognature acquedotti scuole servizi sociali piani diritto allo studio: altro che riduzione del debito.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga e il sindaco Gandolfi non hanno compreso l'avvento della bolla edilizia che avevano contribuito a creare (anche nel paese bello da vivere) e che quindi avrebbe scatenato  la reazione dei concorrenti pressati dalle banche. Ne sa qualcosa quello che mise Gandolfi in lista per l'UDC-Camera.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che quando parti alla Olivetti e finisci a vendere conferenze auto confezionate a pagamento oppure ricorrere l'incarico per un giornaletto di una giunta fascio leghista in un comune sgarruppato oppure a confezionare flayers in una ditta semiclandestina, hai fatto come i gamberi piuttosto che come Paltrinieri.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga non ha capito la genialata della riduzione del debito comunale quando in seguito venne introdotto il QE. Va bene: non poteva immaginarlo salvo che in USA l'avevano già fatto.
  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che la variante del PGT del paese bello da vivere nasceva come un inciucio PD+FI tutor  il Rossi presidente della provincia (dov'era stata assessore anche la sindaca Serra).

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire la differenza tra un albergo di 24 piani perduto e la prima variante del PGT di Curno guadagnata.




















































le immagini sottostanti possono essere abbastanza grandi: pazienza!



















IL FATTO QUOTIDIANO E' RIMASTO ORFANO DEI 5 STELLE





OGNUNO C'HA GLI AMICI SU MISURA

NELPAESE BELLO DA VIVERE
SUCCEDE SEMPRE TUTTO
PER CASO




CHI TEME LA TRASPARENZA
COSA NASCONDE?





























































































































































LA CRISI C'E' MA NESSUNO VUOLE FIRMARE LA MANOVRA

Ecco i cinque motivi per cui Salvini non può andare subito al voto
Il leader della Lega scalpita per raccogliere il bottino dei sondaggi che danno il Carroccio al 36% ma la strada verso le elezioni è lastricata dai regolamenti parlamentari. Dalle Camere chiuse per ferie fino alla volontà del M5S di parlamentizzare la crisi. Tutto è nelle mani di Mattarella

La maggioranza non c'è più. Ieri con una nota Matteo Salvini ha aperto la crisi del governo gialloverde: «Andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c'è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav, e restituiamo velocemente la parola agli elettori». Il leader della Lega scalpita per raccogliere il bottino dei sondaggi che danno il Carroccio al 40%. «Noi siamo pronti al voto, La Lega ha preso in giro il Paese» ha risposto il capo politico del M5S Luigi Di Maio. Ma il problema per i due dioscuri del governo Conte è che la strada per le elezioni è lastricata di democrazia parlamentare. Il ministro dell'Interno ha molti poteri ma non può sciogliere le Camere. Solo Sergio Mattarella può scegliere se e quando gli italiani torneranno a votare. E secondo i maligni, il presidente della Repubblica vuole che il suo successore sia scelto da questo Parlamento e non dal prossimo, quasi sicuramente a maggioranza di centrodestra. Nessuno, neanche il Partito democratico vuole un governo tecnico. Ma non sarà così facile tornare subito alle urne per almeno cinque motivi.
Primo: in questo momento il Parlamento italiano è ufficialmente in ferie. Le Camere sono chiuse, gli uscieri e i funzionari sono in vacanza. I deputati e senatori sono in giro per l'Italia e non tutti ballano al Papeete beach di Milano Marittima. Per questo non sarà facile riaprire i cancelli di Palazzo Madama e Montecitorio domattina o tra una settimana come chiede Salvini. La riapertura è prevista per il 9 settembre, quando alle 12 si voterà per la quarta volta la riforma costituzionale voluta dal Movimento Cinque Stelle per ridurre il numero dei parlamentari da 945 a 600. E passare così da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori.
Ci sono due modi per far finire un governo: con una crisi parlamentare o extraparlamentare. Quel “extra” in più vuol dire che non serve passare alla Camera o al Senato per votare formalmente la sfiducia. Mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto sapere ai suoi due vice che vuole passare al Senato, dove il 5 giugno del 2018 ottenne la fiducia al suo Governo. «Da questo consesso ho ricevuto la fiducia e a questo consesso siate pur certi tornerò quando dovessero maturare le condizioni per una cessazione anticipata dal mio incarico», ha ricordato ieri. La presidente del Senato dovrà convocare la conferenza dei capigruppo e la prima data utile per convocare il Senato potrebbe essere al massimo il 20 agosto. Non prima.

Secondo: La riforma M5S del taglio dei parlamentari potrebbe allungare i tempi. Sia Salvini che Di Maio hanno accettato, per motivi diversi la richiesta di Conte parlamentizzare la crisi. Il leader della Lega ha cercato di far dimettere Conte, senza riuscirci per affrettare i tempi. Di Maio invece vuole che prima dello scioglimento delle Camere si voti la riforma costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari. Un voto su questo provvedimento però allontanerebbe le elezioni, perché si andrebbe oltre il 9 settembre. Ma non sarebbe l'unico problema. Se la riforma passasse a maggioranza assoluta dovrebbero passare almeno tre mesi per dare la possibilità a un quinto dei deputati o dei senatori, oppure a cinque consigli regionali di chiedere un referendum confermativo. Poi dovrebbero passare altri tre mesi per indire il referendum. Il taglio così ampio dei parlamentari richiederebbe anche una nuova legge elettorale per rendere governabili le nuove Camere. Con meno deputati le regioni più piccole sono sotto rappresentate rispetto a quelle più grandi. Le elezioni si sposterebbero minimo a marzo o addirittura ad aprile 2020.

Terzo: tutto è nelle mani di Sergio Mattarella. Dopo la caduta formale del Governo il presidente della Repubblica deciderà cosa fare. Un anno fa ha fatto le cose con molta calma e potrebbe ripetersi anche questa volta. Può cercare una nuova maggioranza all'interno del Parlamento pronta a sostenere un altro esecutivo. Ci saranno le consultazioni informali con i leader di partito e i presidenti della Camera e del Senato. Non sono previste dalla Costituzione ma finora nessun presidente della Repubblica ha rinunciato a convocarle. Anche volendo Salvini non potrebbe opporsi alla scelta del Quirinale. Se ci fosse uno spiraglio per una nuova maggioranza Mattarella dovrebbe scegliere il politico più adatto a cui conferire il mandato esplorativo o addirittura il pre-incarico in caso fosse palese il sostegno dei partiti a un altro esecutivo La soluzione è improbabile perché Lega e M5S da soli hanno la maggioranza al Senato e alla Camera ed entrambi vogliono andare al voto. Mattarella potrebbe chiedere al dimissionario Conte di restare per gestire gli affari correnti in attesa delle elezioni e sciogliere le Camere. Il presidente della Repubblica ha un'altra carta a disposizione: il governo "balneare". Un esecutivo guidato da un politico super partes con un mandato breve per traghettare l'Italia al voto. Non avrebbe bisogno della fiducia del Parlamento.

Quarto: serve il tempo tecnico per organizzare le elezioni. Secondo la legge per gestire al meglio il voto all'estero e garantire una corretta campagna elettorale devono passare non meno di 45 giorni e non più di 70 giorni dallo scioglimento delle Camere. Se si votasse la sfiducia al Senato il 20 agosto la prima data disponibile sarebbe il 27 ottobre, lo stesso giorno in cui si voterà per le elezioni regionali in Umbria, dopo le dimissioni della presidente Catiuscia Marini. Ma finora nella storia Repubblicana non si è mai votato in autunno per le elezioni politiche.

Quinto: nessuno ha intenzione di prendersi la responsabilità della prossima legge di Bilancio. Entro il 31 dicembre le Camere devono approvare una legge che indica quali saranno le spese e le entrate dei successivi tre anni. Quest'anno la legge di bilancio sarà dura da approvare perché bisogna trovare 23 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva che deprimerebbe ancora di più l'economia italiana a crescita zero. Senza contare che il 1 novembre entrerà in carica la prossima Commissione europea guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen che non promette sconti. Anche se il governo entrasse in carica subito dopo il 27 ottobre avrebbe poco tempo per approvare una legge di bilancio adeguata. Per questo la tentazione di quasi tutti i partiti .
Andrea Fioravanti


#CLAUDIOPIGA

Ilcustode delLalatrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga sardAgnolo residente abduano, uno che ha fatto il classico in un liceo di (ex) preti e il Poli ma non si sa quando e in quanto si sia mai laureato s'è costruito una narrazione tutta sua che lo fa assomigliare ai terrapiattisti o ai novax. O a mio zio che che ricordava ogni 3x2 la campagna di Grecia cui era stato obbligato mentre non ricordava niente di quanto aveva fatto come Zwangsarbeiter.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che quando fu licenziato dal suo amico e socio e sindaco Gandolfi quale redattore del giornaletto comunale, quello lo fece perché la sua maggioranza lo mise davanti ad una scelta: o licenzi Piga o ti sfiduciamo. E siccome la politica perde un sardAgnolo piuttosto che un sindaco, il risultato fu il licenziamento del sardAgnolo. Il quale aveva già programmato cinque anni di  carica, un giornaletto al mese, sessanta assegni da 1500 euro, fanno 90mila euro.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non sapere la storia della richiesta di risarcimento da due milioni di euro chiesti al segretario locale del PD. Oh! santa ingenuità !. 

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che c'è un conflitto di interessi tra fare il redattore del giornale comunale ed essere socio del sindaco in una società creatrice di flayers.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che se crea una società a nome unico con qualcun altro per fare affari, questa deve avere una propria partita IVA.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che una società creatrice di flayers non può stare dentro un negozio di fiorista altrimenti è un illecito  edilizio, altro che aggetto siffredico.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che quando uno dei soci della società creatrice di flayers diventa sindaco, si pone automaticamente in conflitto di interessi dal momento che le sue relazioni spaziano più di quelle di un normale cittadino e quindi deve uscire dalla società.
 
  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non sapre che le cinque centine dalla Mai non possono mai essere fotografate di sfrosso anche per uso personale.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che l'ecomostro non era mostro per bruttezza architettonica ma mostro per una volumetria di 30mila mc per ettaro (oltre quella sottoterra).

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire come alla crescita di popolazione derivata dai piani integrati (sommata a quella già possibile) del sindaco Gandolfi si sarebbe dovuto far fronte con la creazione e il mantenimento di nuove fognature acquedotti scuole servizi sociali piani diritto allo studio: altro che riduzione del debito.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga e il sindaco Gandolfi non hanno compreso l'avvento della bolla edilizia che avevano contribuito a creare (anche nel paese bello da vivere) e che quindi avrebbe scatenato  la reazione dei concorrenti pressati dalle banche. Ne sa qualcosa quello che mise Gandolfi in lista per l'UDC-Camera.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che quando parti alla Olivetti e finisci a vendere conferenze auto confezionate a pagamento oppure ricorrere l'incarico per un giornaletto di una giunta fascio leghista in un comune sgarruppato oppure a confezionare flayers in una ditta semiclandestina, hai fatto come i gamberi piuttosto che come Paltrinieri.

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga non ha capito la genialata della riduzione del debito comunale quando in seguito venne introdotto il QE. Va bene: non poteva immaginarlo salvo che in USA l'avevano già fatto.
  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire che la variante del PGT del paese bello da vivere nasceva come un inciucio PD+FI tutor  il Rossi presidente della provincia (dov'era stata assessore anche la sindaca Serra).

  Il custode delLa Latrina di Nusquamia, l'ing. Claudio Piga fa finta di non capire la differenza tra un albergo di 24 piani perduto e la prima variante del PGT di Curno guadagnata.